Campotorondo-Piani Eterni - Escursioni ad anello sulle Dolomiti

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Campotorondo-Piani Eterni

Dolomiti > Dolomiti Feltrine > Pizzocco-Erera > Erera
DAL LAGO DEL MIS ALLE AGNELEZE E CAMPOTORONDO PER LA MORSECCA NORD
 (Dx orografica Val Costalonga, Troi della Morsecca-non segnato su terreno)


                                                            La Morsecca vista da Gena


                       Lo Spiìgol Sec visto salendo per la Morsecca (si nota il ripido sentierino a zig-zag)


NOTA: Le carte IGM-Tabacco-La Giralpina, indicano la valle che
scende da sud delle Agnelezze verso il Canal del Mis come "val
delle Scortegade". Cartografia del 1790 (Argenta) indica la
stessa valle con il toponimo "Val delle Fontane". Nel 1973 una
carta toponomastica del CAI di Feltre indica la stessa valle come
"VALAZA" e cosi' la guida del Parco delle Dolomiti Bellunesi di
G.Dal Mas e B.Tolot. In queste note lo scrivente si adegua ai
toponimi riportati dal CAI di Feltre e dalle sicure note dei nostri amici.
Invito chi confronti le mie note con le carte topografiche
suddette a valutare queste sostanziali differenze.
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Anticamente era un sentiero molto importante, largo e ben
battuto, lo si puo' giudicare da alcuni tratti che sono anche
stati intagliati nella roccia, altri sono stati massicciati.
Ora rimane ancora un buon sentiero che purtroppo nella sua parte
intermedia viene pian piano sommerso dalle mughe. Presenta
qualche passaggio su cengia che tuttavia, anche se esposto, non
puo' essere considerato difficile, data l'ampiezza dei passaggi.
Risulta ripulito dalle mughe all'anno 1988.



Da quota 435, dove la rotabile della Val del Mis passa con un
recente ponte dalla dx orogr. alla sx, (ponte di Gena) sulla dx
orografica vi e' un bel piano (orto botanico - chiosco Parco Dolomiti bellunesi) 
nel quale si addentra una stradina in direzione del M.Morsecca.
La stradina diviene ben presto sentiero. Superato a dx un
recinto, compie un tornante verso sx, quindi uno a dx (bivio)
rimontando la costa ed infilandosi poi nel greto del torrente
Brenton sulla sua dx orografica.


Presso l'orto botanico con sfondo la Morsecca

  
Presso i 'Cadini della Val Brentòn' ed il sentiero turistico attrezzato


Si risale per una lunghezza di cinquanta metri il greto che
presenta belle marmitte d'acqua, poi il sentiero appare sulla sx
orograf. e costeggia in piano il torrente verso ovest per un
centinaio di metri. La mulattiera molto larga sale a tornanti la
costa della Morsecca con lunghe traversate; a quota mt.740, in
corrispondenza di un ruscello con cascatelle, ed anche venti
metri sopra, si incontra il bivio per lo Spigol Sec
(sinistra-ovest).(per la Morsecca non bisogna mai andare ad ovest
della valletta con ruscello). Si prosegue salendo per il sentiero
verso nord a destra, e si raggiunge in breve il bosco di larici
in mezzo al quale e' sita la ex malga di Morsecca a mt. 768.
(La casera presenta ancora i muri sani, mentre il tetto di
tegole e' crollato. Si notano i pietroni enormi e perfettamente
allineati con i quali e' stato eretto il muro della stalla che
poteva ospitare una quindicina di bestie.)
Il sentiero continua dietro il muro n.est della stalla, si
continua per un centinaio di metri, poi si incontra un bivio dove
si prende il sentiero piu' basso che lascia a sx i ruderi di una
bella fornace e poco piu' avanti supera una valletta con ruscelletto. 

  La calchèra poco oltre i ruderi di cas. Morsecca

Il sentiero continua una quarantina di metri oltre il
ruscelletto, poi decisamente gira a sinistra (diritti si prosegue
per casere Pissa) e sale direttamente a stretti tornanti tutta la
costicina boscagliosa verso ovest fino sotto alle rocce.
Diagonalmente e molto largo, il sentiero si incunea a nord tra le
crode per cengia inclinata e ripida, poi la pendenza
diminuisce e per boscaglia il sentiero si fa piu' esile e sale
fino ad un bel pulpito sulla costa n-est della Morsecca. Betulla
bianca. 990 mt. (bellissimo panorama anche della Costalunga).


 Dai pressi di Gena:  Il sentiero che rimonta diagonalmente la fascia di rocce 


Guardando in alto, a sud-ovest, verso la costa pratosa che scende dalla
Morsecca, notiamo una fascia di rocce a circa un centinaio di
metri dal pulpito di quota mt.990. Il sentiero punta alla destra
di quelle rocce, ma piu' basso di esse di circa 40 mt.
Si salgono quindi un paio di colli per sentiero che e' meno
evidente a causa dell'erba molto alta, e si raggiunge un covolo
che con un brevissimo passaggio su cengia ci obbliga ad abbassare la testa.
(questo covolo sito sopra ad un burrone, puo' offrire riparo a
diverse persone ed all'interno presenta una tazza naturale di
roccia nella quale cade costantemente una goccia di acqua. E' il Covol della Gioza.


                Dal pulpito q.990: Morsecca con la fascia di rocce del 'Covol dela Giòza' verso Sud-Ovest


Il tracciato del sentiero della Morsecca visto salendo la Costalunga

Dal covolo, verso ovest, si dipartono due cengie che scorrono
quasi parallele una sopra l'altra a distanza di 7-8 metri.
Il sentiero originale (franato) percorreva quella sotto, ma e'
piu' agevole percorrere quella sopra, sottocroda e piu' larga
che porta ad un canalino con roccette. Ci si abbassa per il
canalino di una decina di metri riguadagnando il sentiero che
prosegue in leggera discesa in direzione n-ovest. (Si noti quanto
larga era la carreggiata un tempo!)

NB:Dove il sentiero diviene piano, mt.1050 verso est, si stacca
un altro sentiero sommerso dalla vegetazione che cala verso la Val Costalunga.
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Dopo aver salito con moderata pendenza tutta la costa boscosa
ad ovest, si perviene ad una costa di mughe (Betulla) che guarda la
val Costalunga. (m.1075 c.)  Questa costa e' molto panoramica: si possono
notare le belle pareti rocciose-nord del gruppo della Morsecca, le crode 
nord-est delle Agnelezze, che appaiono prive del cono erboso
sommitale ed appaiono imponenti; a destra di esse, il pulpito di
quota 1575 mt.


   foto dal sentiero a q. 1075 IGM circa

Il sentiero da qui' ridiventa esile, perche' ricoperto dalle
mughe. Esso risale verso sud direttamente e con stretti tornanti
tutta la costa di mughe fino ad una cinquantina di metri sotto
alle crode, (che presentano un caratteristico foro rotondo). mt.
1250 circa -Larici sulla costa.
Si traversa verso sud-ovest dapprima in quota e poi in leggera
discesa, traversando qualche canalino roccioso che non presenta
difficolta' e si cala vebti metri per scarpata ghiaiosa in un gran vallone 
che presenta un ghiaione alla quota in cui si perviene.

NB: Questo vallone, e' confluente nella val di Costalunga e si
sviluppa tra le pareti della Morsecca ed il pulpito di quota
mt.1575 IGM. Esso e' chiamato nella cartografia 1973 del CAI di
Feltre "Val delle Scortegade", mentre non e' nominato nelle carte
IGM , Tabacco, ecc. Esso presenta una traccia di sentiero che lo
taglia a tornanti, risalendo la sua sx orografica fino alla
forcella che guarda la Valaza. Suddetta traccia comunque e'
abbandonata e piu' difficilmente risalibile del percorso descritto.
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Si cala nel ghiaione e lo si attraversa verso ovest, per traccia
evidente; si segue la valle boscosa al centro, si prosegue sempre 
 centralmente anche quando il vallone diviene un canalino.
 (m.1260) Alla sx orogr, del canalino confluente
da sud  il sentiero ci appare ancora molto evidente e largo.
Si risale adiacenti al canalino e poi si esce sulla
sinistra (finestrella di roccia) a mt. 1380 e si risale la costa
mugosa ad ovest del canalino per stretti tornanti fino ad uscire in
corrispondenza di tre betulle. (mt. 1400)
Ora la pendenza e' decisamente minore ed il sentiero,
diagonalmente, raggiunge il ghiaione sotto le crode. Si risale il
ghiaione sottocroda, lo si attraversera' ad overt solamente in alto,
 a quota 1540 mt. circa per raggiungere
attraverso una banca mugosa la forcella che guarda verso ovest la
Valaza. (mt. 1554 ctr)


La dx della Val Costalunga: dalla quota m.1554 CTR, si vede il sentiero al centro  della foto


           Sopra e sotto:  Panorama sui Monti del Sole risalendo il sentiero della Morsecca
        


                       
                                                 La parete e le torri est delle Agnelèze


Le cengie sotto alla Torre delle Agnelèzze viste dalla banca di accesso al Valòn della Valàza (m.1550 c.)

     
   Dal pulpito di m. 1554 CTR la parete nord della q.1912 CTR

NB:Sotto le crode delle Agnelezze, nella bassa Valaza, una cengia
mugosa (Il forzelin) collega la Valaza con la costa di Renzin e
la Costalunga. Essa non presenta problemi dal lato nord, mentre
il lato sud presenta un delicato attraversamento per mughe.
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Costeggiando le rocce per sentiero si cala nel' anfiteatro detritico
della antica 'Val delle Fontane', poi si infila verso sud-ovest la stretta valle
rocciosa che con pendenza moderata ci portera' fino alla forcella
delle Agnelezze. mt. 1982. Dalla forcella, verso ovest,
costeggiando il M.Agnelezze, fino ai ruderi della omonima casera.
Verso ovest, dalla fontana, una larga mulattiera tra le mughe
conduce a Campotorondo.

ore 5-6  Dislivello mt.1500 circa
Acqua: solo da nevaio nella Valaza.



  STRADA MILITARE DEL M.COLAZ PER CAS. RENZIN

Giro ad anello in Valle del Mis per il M.Colaz.
Il percorso e' segnato con segni rossi al 1994 solamente nei
punti critici ed ai bivi.
Si tratta di una escursione con dislivello di circa 1000
metri, considerando alcuni saliscendi del percorso, la
pendenza della strada, costruita per il traino di pezzi di
artiglieria, e' sempre costante e lieve.
Essa e' una opera di confine, costruita ancora quando
lo stesso (1900) scorreva poco piu' a nord.
Essa si snoda lungo la costa di Renzin per boschi ed e'
molto ampia, purtroppo in molti tratti sommersa dalle mughe
e per questo motivo di difficile orientamento spece nella sua
parte alta. (1100-1300 mt.)
E' auspicabile una pulizia dalle mughe che renderebbe il
percorso veramente piacevole.
Viene descritto il percorso in salita, sebbene sia
decisamente meno faticoso compiere il tragitto in discesa.




Si perviene al luogo dove conviene parcheggiare per la Val
del Mis (divieto al 1994) o da Tiser.
Si puo' parcheggiare l'auto al ponte di Titele, a mt. 603,
dove il ponte attraversa il torrente Mis.
Si scende per la Val del Mis per circa 2 chilometri,
oltrepassando tre gallerie e superando una curva con una
grotta, poi si percorre tutto il rettifilo che verso sud,
a sinistra, presenta un buon parcheggio.
In questo punto si potra' scendere nel greto del mis, calando
dalla diga di grossi sassi.
Il punto dove conviene guadare e' segnato in rosso sull'altra
sponda, sulla roccia.
Passati sulla dx orografica si costeggia sul greto per una
cinquantina di metri sino a che si potra' scorgere su di un
grosso masso un segno rosso circolare.
Dal macigno (segni rossi) si sale la costa diagonalmente
verso est, (avendo cura di non salire diritti sopra il masso,
dove altri segni rossi portano a percorrere una cengia molto
esposta centocinquanta metri sopra).
Si supera subito dopo (cento metri) un rivo secco franoso che
cala dall'alto (segni su masso) e si risale dall'altra parte
trovando finalmente l'ampia strada.
Ora si inizia una seria lunghissima di tornanti, la strada
e' caratterizzata da lieve pendenza e curve sempre massicciate.
A quota mt. 660 in corrispondenza di un tornante sinistrorso
un sentierino (punto rosso su albero) si diparte sottocroda
verso nord verso le cengie precedentemente accennate.
(Vale la pena di andare a vedere...)
Dopo aver superato una valletta pietrosa (acqua cinquanta
metri sopra - segni rossi sulla croda) si perviene ad un
bivio dove la diramazione in leggera discesa porta alla
casera di Renzin, sita a 200 mt.(mt. 1000)
La casera e' costruita in cemento e sullo stipite si legge
la data 1938. Assomiglia piu' ad una casamatta che ad una
casa di montagna, tetto piatto in cemento con erba, porte in
ferro, camino tipo bunker... ecc...


  La casera forestale a Renzin a m. 1000 

Si segue la diramazione in salita, passando diagonalmente
sopra alla casera, ed una decina di tornanti portano sino ad
una cresta dove la strada e' stata tagliata nella roccia.
Si cala poi in diagonale in una valletta (segni rossi) dove
dall'altra parte si scorge la strada che passa sopra ad un
tratto possentemente massicciato. (sorgente d'acqua)


  La strada con tratti massicciati dopo la cas. di Renzin a circa 1200 mt.

In questo punto la strada e' scavata totalmente nella roccia.
Si segue la strada in leggera discesa e poi in piano sino a
dove (segni su albero e su roccia) la strada sembra sparire,
in mezzo alle mughe.(m.1160). Fare subito uno stretto tornante
sinistrorso ed in piano, (segni rossi) dopo circa cinquanta
metri un altro tornante a dx (segno su roccia) e si procede
ancora per un centinaio di metri su strada infestata dalle
mughe che sale diagonalmente.
Quello descritto e' il tratto piu' difficoltoso a causa della
vegetazione, nonostante che la lunghezza sia solo di qualche
centinaio di metri.
Si traversa sotto alle rocce del M.Colaz su strada in piano.
Si superano ancora un paio di vallette su strada pressoche'
piana, poi essa risale ancora con una serie di tornanti che
portano alla radura a nord del M.Colaz che presenta numerosi
grandi schianti di piante che vanno inizialmente scavalcati.
La segnaletica in questo punto va seguita attentamente,
perche' il percorso aggira numerosi tronchi e schianti per
poi ritornare (piccolo saliscendi) sulla strada che procede
ora in piano verso ovest.Tra la radura e la forcella terminale
 della Val Lunga (m.1353)
un bivio (segno rosso su tronco) invita a salire su per un
sentiero che sale diagonalmente, invece qui' bisognera'
continuare in piano sino alla forcella che viene raggiunta
con un tornante in discesa. A nord della forcella, un pulpito
panoramico permette un bellissimo sguardo sui monti a nord.
La forcella a nord-est presenta un canalone roccioso per
niente invitante (Val Lunga), mentre ad ovest essa permette
la discesa con cinque tornanti molto larghi ed una traversata
sottocroda verso sud, sino al bivio di quota mt. 1256 sito
poco sotto casera Vallon, dove molte mulattiere si incrociano
proprio nel mezzo del Vallone di Campotorondo.

NB: Le carte topografiche indicano il percorso a tornanti ad
ovest della forcella sommitale della Val Lunga come
traccia difficile. Non e' cosi'. Si pensi che la pendenza
ed i tornanti sono adatti per il traino di pezzi di artiglieria.

Per il ritorno verso il Ponte di Titele si scendono i
numerosissimi tornanti del largo sentiero che scende il
vallone di Campotorondo sino all'abitato di Pattine (acqua)
e da qui' in circa venti minuti sino al ponte.

Dislivello circa mt.1000
acqua: a mt. 1000 (Valletta, in alto 30 mt.)
a mt. 1150 (Valletta, sulla strada, sorgente)
a mt. 1200 (piccola sorgente sulla strada)
Per il giro completo ore 6-8 circa


DISCESA PER LE COSTE NORD.OVEST DELLE AGNELLEZZE

Percorso che richiede attenzione, su cengie talvolta
esposte e con un breve passaggio su canalino roccioso.
E' abbastanza battuto dalle bestie, non evidente calando
verso la forcella Nord del M.Colaz .
E' consigliabile, dato il tipo di terreno, effettuare il percorso
in discesa, come descritto nella seguente relazione.


  Le cime delle Agnelèze viste da Sud (Pelse)


  Salendo il Col della Fontana verso il M.Agnelèze


Incontro sulla costa sud delle Agnelèze: L'ing. Piero Sommavilla (che scruta il M.Palòn) Il geol. Arvedo Decima  con il grande cacciatore Stalliviere, mogli e figli. ( 1998: c'era già l'idea di descrivere queste meraviglie) 


 Il gruppo di alpinisti presso il Bus del Pez


   Il 'Castelìn' quota 1828.5 CTR lungo la costa NO delle Agnelèze che va traversato a Nest (versante della foto)


Dalla Malga diroccata delle Agnellezze, sottocroda dove vi e' la
bella fontana (attiva) si traversa in quota per prati verso
nord-ovest fino ad entrare nel sassoso Van dei Cavai che cala
dalla Cima delle Agnellezze.
(si lascia a sinistra il sentiero che cala nella Val del Menegaldo)
Si aggira in quota il Van dei Cavai e per una bella cengia erbosa
si perviene, superando molte vallette sempre in quota, alla
localita' Castelin. Qui' vi e' una costruzione in pietra senza
tetto (mt.1810). Da questo pulpito e' molto facile osservare
animali che pascolano giu' nel sassoso Bus del Pez, grande
vallone sotteso dalle creste nord-ovest del M.Agnellezze.
Si cala giu' nel Bus del Pez, tagliando in diagonale (grande
vallone pietroso con moltissimi schianti di alberi dovuti a slavine).
Lo si oltrepassa verso nord-ovest e lo si costeggia sotto a rosse
roccie per prati, passando a dx di tre piccole doline,
testimonianza di fenomeno carsico e di antichi sfrofondamenti sotterranei.
Sempre pressoche' in quota e con qualche saliscendi per cengia
stretta ed esposta, si perviene con un passo su roccia in discesa
alla forcellina di quota mt.1750.

NB: da questa forcellina, verso ovest, e' possibile calare
dapprima per ripida boscaglia e poi per un grande ghiaione ben
visibile anche dal basso verso il bosco di fondovalle, giungendo
grossomodo in localita' Sorgente Poset (Acqua).
-----------------------
A nord della forcellina vi e' un pulpito roccioso la cui quota si
aggira sui 1830 mt. esso va traversato per tracce di animali
pressoche' in quota tenendosi sul versante est. Si perviene ad
una crestina rocciosa (mughe) che e' l'estremo pulpito verso il M.Colaz a nord.
Dal margine nord della crestina si cala per un ripido canalino
alquanto franoso aiutandosi con le mughe per circa una quarantina
di metri, fino alla traccia (che si mantiene una ventina di
metri ad ovest della spalla boscosa) poi giu' per cento metri
fino alla forcella Sud del M.Colaz.(mt.1595)

NB: da notizie, dalla forcella sud del M.Colaz, una cengia porta a sud est
fino alla costa Renzin, che e' percorribile.
---------------------
Dalla forcella si cala per il vallone boscoso verso ovest,
dapprima senda un percorso obbligato, poi per sentiero che scende
a tornanti fino alla casera Vallon ( in buono stato, mt.1314).
Il sentiero cala in mezzo alle ortiche nei pressi del pascolo, e'
conveniente quindi scendere alla destra del pascolo, mantenendosi nel bosco.

Ore 2.15 circa.
Non vi e' acqua sul percorso
dislivello in discesa circa 600 mt.



ALLE MINIERE DI MERCURIO ABBANDONATE DI VALLALTA
(Da Pattine e Mori per il piano di Vallalta)

Nella rivista "Le Dolomiti Bellunesi" dell'estate 1991 sono
state descritte molto bene con tanti particolari le miniere
di Vallalta, al confine tra la provincia di Belluno e di
Trento, nella alta Val del Mis. (Luigi Caneve)
Purtroppo in questa descrizione e' mancata la parte
descrittiva su come fare per raggiungere dette miniere ed i
luoghi attinenti, cosa non facile se consideriamo che la
localita', ultimamente, e' stata dissestata, distrutta e
sconvolta dalle alluvioni del 4 nov.1966 e del 3 ott. 1993.
Una particolarita' non riportata, inoltre, emerge dallo
studio delle carte del Grandis, il quale nel 1713 riportava
nelle sue carte le miniere con particolare attenzione ai
luoghi da presidiare con guardie di confine.
Il Grandis riportava dei luoghi attorno alla zona estrattiva
dove porre guardie, contrassegnati nella sua carta con i
numeri 38,39,40 e 41 ed in particolare leggiamo:
38) Nel Canal del Mis, in Val Pezzea, sara' detta guardia
posta sopra il Colgolar della Minera de R.R. P.P de Vedana
ecc.ecc. Ed ecco una memoria storica dei proprietari della
miniera ancora antecedente a quelle riportate dal Caneve.
Il Grandis riporta traccia di due sentieri che si dipartivano
dalla miniera, uno alto ed uno basso, citando pure Val Alta.
Il sentiero alto probabilmente corrisponde con quello che
verra' ora descritto, mentre il sentiero basso era quello che
calava dalla miniera direttamente alla confluenza del
torrente Pezzea con il Mis, ora sconvolto dalle alluvioni,
impraticabile e franato quasi totalmente.(al 1966 rotabile)
Altri sentieri dalle miniere salivano verso il vallone di
Ladesi e forc. dell'Omo, pure citato nella cartografia dello
agrimensore Argenta che nel 1790 riportava molto in
particolare quelle zone: egli nomina il Bosco di Val Alta e
pascolo, le casere di Piero Bressan la cui localizzazione
dovrebbe corrispondere al piano ad est sopra alle miniere,
ora citato con la costruzione ancora in buone condizioni detta "Il Casin".
Il Domenico Argenta pero' non annota la miniera di cui il suo
predecessore Grandis aveva ben scritto settanta anni prima,
ma annota un sentiero che dalle case di Piero Bressan porta
alla casa di Giacomo Casal detto Taja.....ed il percorso e'
senza dubbio la continuazione di quello che sta per essere
descritto, risalendo ulteriormente il torrente Pezzea per la
sua destra orografica, ed attraversando le valli Mandrisson,
Di Mezzodi' e Mandrisset.
L'omissione grossolana dell'Argenta forse e' dovuta al fatto
che l'estrazione era stata interrotta a cavallo di quel
periodo storico, ed il luogo non era piu' frequentato.
Lo storico Alvisi, (1859) nel libro "Belluno e sua provincia"
si sofferma a lungo nelle descrizioni delle miniere di Agordo
ed in particolare di Vallalta (pag.125) datando le prime
ordinanze scritte di scavo all' anno 1488.

Dislivello circa 350 mt.
Acqua abbondante lungo il percorso
Ore 2 circa

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Recenti alluvioni costringono a parcheggiare l'auto nei
pressi del ponte militare in localita' Titele, in quanto la
strada che collegava Mori e Pattine dal 1993 e' impraticabile
e ridotta a brutto sentiero.
Si puo' pervenire ai suddetti abitati tramite un sentiero
alto che si diparte salendo diagonalmente i prati subito ad
ovest del ponte, oppure seguendo il tracciato disastrato
della strada che ora e' solo sentiero.
Giunti all'abitato, un sentiero subito a sud dello stesso
sale passando dietro ad una casa di recente costruzione e
sale il colle congiungendosi con quella che l'anno scorso era
una bella pista forestale.
Si sale ulteriormente sino a giungere in localita' i Salt a
quota 783 mt. Qui' sulla sinistra vi sono due abitazioni con
tetto ancora buono, a destra un'altra abitazione tipo "tabia".
Vi e' un bivio (diritti si va a Campotorondo ed Erera) e
dobbiamo prendere la mulattiera che in leggera discesa si
dirige verso ovest.
Essa cala con due tornanti fra grossi pietroni e supera il
greto di un torrentello, poi pressoche' pianeggiante supera
un'altro torrentello ed una frana che costringe ad una
improvvisa salita per aggirarla.
Il largo sentiero prosegue nel bosco di pini e lascia alla
sua sinistra delle abitazioni in parte dirute.
A quota mt.825, subito dopo aver superato una abitazione
recentemente ristrutturata, si lascia a destra una altra
grande casa, molto pulita, che puo' offrire riparo anche per la notte.
Si prosegue in leggera salita per mulattiera molto incavata
nel terreno sino a sbucare in una bella radura pianeggiante
dove sul lato ad est vi e' una casa con tetto in buono stato.
(Il luogo e' denominato "Il Casin", sotto a noi vi sono le
gallerie delle miniere! ) mt.875.
Sul bordo sud-ovest della radura, una volta vi era una
teleferica che collegava il luogo con California: vicino alla
teleferica vi era la costruzione della santabarbara ove
veniva costudito l'esplosivo per scavare nella roccia.
La mulattiera entra nel bosco di pini e dove vi e' l'invito
a scendere decisamente (poco piu' avanti una vasca da bagno
piena di ghiaia testimonia un antico abbeveratoio) vi e' un
bivio: proseguendo diritti in quota (*) (il sentiero qui' non
appare evidente perche' e' coperto di fogliame ed arbusti)
si percorre la mulattiera che porta, tagliando Val Ladesi,
in direzione della Val delle Moneghe (dapprima sul filo di
cresta, poi molto evidente e battuta taglia le coste mugose)
Il sentiero che gira in discesa a destra, porta in direzione
della confluenza Mis-Pezzea, e' segnato con segni rossi che
pero' sembrano dipinti piu' da un ubriaco che da una persona
che volesse indicare un percorso.
Il sentiero che cala alle miniere e' quello che effettua in
discesa il tornante vicino alla vasca da bagno (se e' rimasta
emergente nonostante l'alluvione del ottobre 1993 allora e'
un riferimento sicuro...). Si cala sul piccolo piano
sottostante (pieno di segni rossi...) che non si attraver-
sa ma si costeggia a monte verso sud (sinistra) tagliando la
costa ora per sentiero evidente. In circa cinque minuti si
giunge alle miniere, la cui testimonianza sono tre ruderi di
cui uno molto grande, il piu' vicino al torrente Pezzea.
Per giungere all'imbocco delle gallerie (murate) bisogna
seguire un sentiero che costeggia il torrente di fronte alla
costruzione diruta piu' grande. Risalendo per un centinaio
di metri paralleli al torrente, si supera una costa detritica
rossa, evidente materiale di scavo gettato giu' dalla
galleria della miniera di mercurio. Sopra ai detriti, un muro
con l'ingresso della galleria ed una nicchia dove vi era
l'immagine di S.Barbara (ora vuota) testimoniano l'antico
luogo di estrazione. (Galleria O'Connor)
Un'altra galleria di servizio, che era stata costruita per
fare defluire le acque che disturbavano gli scavi si trova
circa cinquanta metri a sud della O'Connor, tre metri sopra
al livello del torrente.
Da essa defluisce un' acqua ricca di minerale che ha dipinto
di rosso tutto il suo percorso. Basta trovare il rigagnolo
rosso sul torrente e risalirlo per trovare l'ingresso della galleria "Catullo".
Al di la del torrente la costruzione dalla quale si diparte
altra galleria, unica trentina tra tutte quelle del luogo.

(*) Proseguendo per questo sentiero , dopo aver superato il
greto asciutto di un torrente, si nota sulla sinistra
una grande dolina del diametro di circa 30 mt.
Fa pensare allo sprofondamento del pozzo capitale delle
miniere situato (si capisce dalle carte) esattamente in quel luogo.

Il percorso piu' elementare per giungere alle miniere,
comunque, rimane quello per Sagron. Si oltrepassa il paese e
si cala al piccolo abitato di Marcoi (Chiesa-m.941). Si cala
ancora per strada asfaltata e bianca sino ad un abitato che
pare costruito apposta per sorvegliare le miniere. (mt.850)
Dall'abitato si scende dapprima per sentiero a tornanti e poi
per prato sino al torrente Pezzea che va guadato.(mt.750).


Note sulla storia delle miniere di Vallalta

La prima data sicura sullo sfruttamento dei giacimenti di Vallalta è il 1483, quando i certosini di Vedana ebbero la concessione per lo sfruttamento minerario della “Val del Miss” .
Dapprima veniva estratta la “marcheseta ramosa ed altro metallo” ed anche”marcheseta piombosa”
( la marcasite è un solfuro di ferro simile alla pirite) e quindi “marcheseta cinabrina” ..
Quando si trovò il cinabro (solfuro di mercurio), minerale dal quale si ricavava il mercurio allora chiamato “argento vivo” (oppure “Hydrargyrum” da cui Hg), le cose cambiarono in meglio in quanto tale minerale era importantissimo: serviva per la raffinazione dell’oro ed era indispensabile per la zecca di Venezia.
Nel 1723 (Pietro Mugna) “ …di presente vi è stata scoperta una ricca miniera di mercurio, ossia argento vivo, dalla parte di oriente vicina al luogo detto Sagron..”
Sono gallerie ancora visibili proprio sulla scarpata della sx orografica del torrente Pezzea, parallele ad esso, quindi in Tirolo.
Fu così che le miniere, dopo varie concessioni che si rinnovavano ogni cinque anni, nel 1740 passarono di proprietà nientemeno che del 114° Doge di Venezia, Luigi Pisani e così la miniera di mercurio di Vallalta divenne la “Miniera Pisani” o “miniera del Doge”, in seguito chiamata “Miniera di S.Luigi”
Alla morte del Doge la proprietà passò ai figli.
Non mancavano razzie del materiale da parte dei ‘furbetti’ che venivano attirati da tale estrazione:
“…far estendere diligenti perquisizioni non permettendo che da alcuno si ponga mano nelli suddetti lavori fuori che da quelli sono destinati in attuale…”

Le attività estrattive del Pisani cessano nel 1768 probabilmente per la scarsa estrazione e per i costi di trasporto del cinabro. Una intelligente modernizzazione venne attuata da Giacomo (Jacopo) Nani nel 1725 che portò alla riattivazione di tutte le miniere con la distillazione in loco del minerale riducendo drasticamente i costi di trasporto. La distillazione avveniva mediante calce in storte di ghisa (recipienti particolari) fatte arrivare da Marco Carburi, allora professore universitario di chimica a Padova .
La miniera del Nani si trovava vicino a quella abbandonata dei Pisani, ed inizialmente, orientata ad est, misurava 15 passi. Nelle descrizioni più recenti del giacimento, risulta che la galleria Nani, lunga più di cento metri, era posta ad un livello più superficiale di circa 15 metri rispetto alla galleria Pisani, con cui era comunicante. Entrambe le miniere lavoravano sullo stesso filone di minerale di cinabro.
Vi furono pure contrasti sui confini delle concessioni ed esiste abbondante documentazione che riguarda le famiglie Pisani e Nani verso la fine del 1700. (archivio di stato di Venezia)

“…Sono fatte in ghisa le due scudèle da mercurio provenienti da Vallalta, ancora visibili presso i Mori e in ghisa era anche una terza scudèla, ora scomparsa, lasciata abbandonata fino a qualche anno fa lungo il sentiero fra Coltamai e Botter…”

Il mercurio verrà usato in seguito anche per strumenti scientifici come termometri, barometri, e poi anche nel settore elettrico, medico, astronomico.
Le miniere di Vallalta continuarono a funzionare pressoché ininterrottamente dando sostentamento a moltissime persone con la nascita del paese di California sino all’anno 1963 quando furono definitivamente chiuse. California venne completamente distrutta dall’alluvione del 1966.


FRANCESCO LAVEDER - Antiche miniere in Alta Valle del Mis, Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore (ASBFC), LXXXIII (2012), n. 350, pp.169-204.
FRANCESCO LAVEDER da: Fra Cristoforo, La certosa di Vedana. Appunti storici, ASBFC, XI (1939), n.64, pp. 1098-1100
PIETRO MUGNA – Dell’Agordino –Cenni storici, statistici, naturali, Venezia, Tipografia del Commercio, 1858 pag.pag.51 – Rist.anast.Nuovi Sentieri, 1972
DARIO DE NARDIN - Notizie di Vallalta e della sua Miniera di mercurio – Agordo CAI sez.Agordina ‘Matiùz’ pag.42 -2001


I toponimi Mori, Pattine, California

Già prima del 1600 insediamenti umani alla confluenza del torrente Pezzea con il torrente Mis erano prevalentemente funzionali all’attività di estrazione mineraria. Essa richiedeva, oltre alla manodopera di miniera, anche la fornitura di legname. Serviva legname per baracche, ponteggi e travature, carbone per il riscaldamento, la fusione e distillazione dei minerali; Anche le attività pastorali ed agricole erano svolte per il sostentamento locale. Il collegamento carrabile era sostanzialmente quello verso forcella Franche, ma non per il ponte di Titele bensì per la mulattiera di Botter-Coltamai.
Quando il territorio di Gosaldo , tra 1750 e 1800 contò più di tremila abitanti, determinò un proliferare di toponimi derivati dall’onomastica (cognomi, nomi propri, diminutivi, nomignoli e soprannomi)
La carta del Von Zach del 1798 attribuisce a tutta la zona a sud del Mis il toponimo “Patina”, mentre il S.Claut, riferendosi ad una cartografia dell’agrimensore Argenta del 1790 riporta:

“… un altro insediamento di una certa consistenza è quello dei fratelli Masocco, detti ‘Pattina’ sopra la miniera…”

Più ad oriente si trovavano le case di Marco da Ren, Un gruppo di abitazioni acquisirono il toponimo di “Mori” quando “Margherita Masoch dei Mori” si trasferì in quel luogo.
Il toponimo ‘California’ che a molti può apparire curioso, è opera del capofamiglia dei “Mori” di Pattine: egli andò in California (USA) nella famosa corsa all’oro del 1848. Ritornato ed insediatosi nella zona di Pattine, aprì nel 1890 la “Osteria alla California” che diede il nome all’agglomerato di case.

VON ZACH -1798-1805 -Il ducato di Venezia nella carta di Anton Von Zach –Editore Fondazione
Benetton-Grafiche Bernardi Pieve di Soligo ,Tv-2005
SERGIO CLAUT Le Dolomiti Bellunesi - estate 1987 – Contributo alla cartografia bellunese pag.45
TITO DE NARDIN, GIOVANNI TOMASI, I nomi dei luoghi della Conca Agordina. Agordo, Gosaldo, La Valle, Rivamonte,
Taibon, Voltago-Frassenè. Etimologia e storia, Belluno, Nuovi Sentieri, 2011, p.62, 69.
GIULIO NAZARI – Dizionario Bellunese-italiano -1884 – Ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore 2012


IGM rilievi del 1948 1:25000 -Gosaldo-

La fine di California

Nei primi giorni del novembre 1966 piovve ininterrottamente e fittamente come mai si era visto, i torrenti si ingrossarono ed alla fine esondarono tracimando ghiaia, fango ed alberi divelti.
Tutta la provincia venne colpita, in particolare molte località si trovarono isolate perché le strade, ad ogni rivo, risultavano impercorribili. Se non con trattori o ruspe, quando andava bene si riusciva a passare con qualche campagnola dei Viigili del fuoco, dell’Esercito, del Corpo Forestale, tutti impegnati nell’opera di soccorso. I telefoni non funzionavano, Il Soccorso Alpino procedeva a piedi per poter fare un rapporto sullo stato delle cose. In moltissimi luoghi era interrotta la corrente elettrica. La strada della Val del Mis non esisteva più, mangiata per chilometri dal torrente, Gosaldo era ridotta ad un ghiaione tra le case, Cencenighe lo stesso e perdippiù con il cimitero divelto dal quale uscivano ossa, mentre dalla birreria del centro piena di ghiaia ogni tanto saltava fuori una bottiglia per quelli che scavavano.

Il torrente Pezzea ed il torrente Mis avevano la loro confluenza in località California, per fare capire come era ridotta quest’ultima, si immagini qualche muro ancora in piedi che sporga da un grande ghiaione pieno di schianti, tubi metallici delle miniere, lamiere. Strade laterali al torrente mangiate completamente. Questo fu il panorama visto dai soccorritori giunti a piedi scavalcando gli alberi abbattuti. La popolazione si era salvata ma California era distrutta completamente come anche la strada della dx orografica e ponte di Titele.

Nel 4 novembre 1966, a California (672 m.) abitavano circa 150 persone (le miniere erano ormai chiuse definitivamente dal 1963) funzionava un albergo ed ogni giorno faceva tappa la corriera di linea. Oggi chi volesse visitare il luogo dove si ergeva California troverebbe solamente ruderi con muri abbattuti ed una rigogliosa vegetazione che nasconde ed avvolge i resti.



LA METAMORFOSI DEI TOPONIMI

Nell'estate 1987, Sergio Claut, rocciatore e scrittore della
Sezione Feltrina del CAI, pubblicava su -Le Dolomiti
Bellunesi/1987 nr.18 pag.45- alcune mappe manufatte risalenti
all'agosto 1790 e rappresentanti la zona di Campotorondo, Erera ,
Brandol, Cimia.
Queste mappe, da lui ricercate, furono rispolverate
dall'Archivio Capitolare di Feltre nel volume 29.
Esse sono interessantissime, anche perche' evidenziano molti
toponimi delle zone considerate, mettendo fuori discussione
antiche e comiche polemiche
sulla loro esattezza e sulla loro origine.

Ritaglio di cartografia 1790-Domenico Argenta: Nattern in tedesco significa colubridi, serpenti.
  
E' curioso notare come, ad esempio, Erera un tempo fosse
chiamata Arera e come Brandol (IGM-1966) venisse chiamato Branzol nel 1790
e quindi Brendòl negli anni 1970...
Il toponimo Piani Eterni non si trova alla fine del 1700,
pero' esisteva un 'Pian Nattern' ed una casera di 'Pian Nattern'
che sorgeva tra il M.Cimia ed il M.Mondo (questi ultimi due
toponimi sono giunti intatti ai nostri giorni).
Viene da pensare che tra il vecchio 'Pian Nattern' e
l'odierno 'Piani Eterni' possa esserci un collegamento dovuto
magari ad una serie di banali ed insistenti storpiature che, se
possono capitare ai nostri giorni, a maggior ragione potevano
capitare alla fine del 1700 dove tutto veniva trascritto a mano e
le persone erudite erano poche. (Nattern in tedesco significa rettili al plurale)
Sulle mappe in oggetto si legge: ARERRA - ARERA - CAMPIGOLO
DI ARRERA.... ed e' opera di una sola persona, il topografo
Domenico Argenta, il quale giustamente dal suo punto di vista,  
dava piu' importanza alle triangolazioni che alla esattezza delle denominazioni.



TRAVERSATA DELLE PELSE DALLE CRESTE DI CIMIA ALLA
EX MALGA DI AGNELEZZE.



                                
                                  Il ricovero con muro di pietre visto da sud verso il Col D'Oregne




Dalla costa del Col d'Oregne: i tracciati che salgono al passaggio per Cimia , il luogo dell'Abisso ed il ricovero.
Il passaggio ha coordinate UTM  33T 269140  5115800 a mt.1976

Viene descritta la via piu' diretta. In caso di nebbia seguire le creste.
Si tratta di un persorso non segnato, su terreno carsico
accidentato. La descrizione viene fatta dal passaggio delle
creste di Cimia sottoi quota mt. 1986 IGM (sopra alla gusela della Val
dei Burt) in direzione da sud verso nord.
Non bisogna farsi trarre in inganno da falsi sentieri che invece
sono solo stratificazioni rocciose orrizzontali ricoperte di
erba. (Prabello-Col D'Oregne)

 M.Mondo e creste del Col della Fontana dalle Pelse


 Dalle Pelse verso le Agnelèze a Dx il M. Prabello

Dalla forcellina di quota mt.1986 si punta verso un evidente
prato rotondo circondato da una fascia di rocce ad anfiteatro
giu' verso nord, scendendo per sfasciumi una quarantina di metri
a sinistra della cresta.
Si perviene al bel pascolo dove, in una caverna addossata alla
roccia e' ricavato un ricovero con un muro a secco. mt.1854.
Questo ricovero e' un buon tetto in caso di improvviso maltempo.
Si risalgono le roccette immediatamente a destra del ricovero,
poi si traversa a sinistra per terreno carsico una cinquantina di
metri e si punta in direzione della cresta erbosa che cala a Sud
del Col D'Oregne, cercando di transitare dove le mughe sono meno abbondanti.
Da qui si obliqua verso la cresta in corrispondenza di un
cartello della forestale abbattuto sopra ad un masso.
Si perviene sulla cresta erbosa del Col D'Oregne che si risale fin
quasi sotto alle rocce rosse. (mt.1950)
Si traversa verso ovest sotto alla fascia di rocce e si punta
verso una forcelletta (quella piu' ad est, sottocroda) a quota
1990 circa, salendo sul margine destro degli sfasciumi e
rasentando le rocce in prossimita' di una nicchia di roccia.
Sulla forcelletta si puo' godere tutto il panorama delle Pelse,
Agnelezze, la cresta pratosa del Prabello e la cresta del Col
Dorin che presenta una evidente forcella tra le due cime.
Si attraversa a nord-est per terreno carsico in discesa fino a
portarsi 50 mt. sotto alla forcella che separa le due cime del
Col D'Oregne, poi si traversa in senso inverso verso ovest fino a
dove il terreno roccioso lascia il posto a collinette mugose, in
pratica fino al margine ovest del terreno roccioso.
Si punta dritto in direzione della cima delle Agnelezze (nord)
seguendo una grande frattura del terreno con piccoli saliscendi e
superando una valletta pietrosa (a sx) con una caverna piuttosto
grande che puo' offrire riparo, e poi un bel prato che si lascia a sinistra.
Si sale fino ad una forcellina che lascia intravedere la malga
delle Agnelezze; poi si traversa sottocroda e si oltrepassa il
vallone che sale alla forcella omonima.
Diagonalmente e poi in leggera discesa fino al grande roccione
(puo' offrire riparo dalle intemperie) dove e' sita la bella
fontana delle Agnelezze.
Poco sotto alla fontana, tra le alte ortiche, i ruderi della malga.

ore 1.45 circa dislivello circa 200 mt. (saliscendi)
Acqua da neve nelle profonde doline anche ad agosto inoltrato.



"PELSE" : Etimologia della parola.

Forcella Pelse, Cantoni di Pelsa..... questo nome compare piu'
volte in localita' diverse ed ha suscitato l'interesse di vari
linguisti quali il G.B.Pellegrini, il Battisti, l'austriaco
FinterWalder e l'Hubschmid.
Dagli studi di queste eminenti persone, sembra che dal pregreco
PELLA (pietra) si sia passati al PEL-SA , che sarebbe vicino
anche al tedesco FELS.
L'Hubschmid accenna ad un preromano PALLA (Roccia a strapiombo)
vicino anche al bavarese PALFE.
Il Pellegrini nei suoi studi, attribuisce il nome ad una lingua
che Egli definirebbe "Venetica", cioe' il parlato dei veneti
nel'epoca preromana.
Quindi quando si parla di pelse, dobbiamo andare con il pensiero
alla pietra, alla roccia.
La zona delle Pelse, tra l'omonima forcella e le creste del
Prabello ed il Col D'Oregne, sono infatti una zona carsica,
tutta dirupi e rocce modellate dai fenomeni carsici e glaciali,
inpervie da percorrere ma molto suggestive per l'infinita' di
disegni e cesellature che si presentano a chi attraversa questi
luoghi che molto lentamente vanno ricoprendosi di mughe.

Bibl: Oronimi Bellunesi, Fondazione G.Angelini-Centro Studi sulla
Montagna- Quaderno scientifico nr.2 -Maggio 1992)


PIANI ETERNI: ABISSO PE-10


Ingresso dell' abisso sovrastato dal Col D'Oregne

Nell'agosto 1989 un gruppo speleologico unito di Valdobbiadene
e Feltre scende un grande crepaccio per 30 mt. e scopre varie
diramazioni, di cui una in discesa tra roccia e ghiaccio.
La grotta viene denominata PE-10 , cioe' la decima grotta dei Piani Eterni.
Al 1991 sono stati utilizzati per queste esplorazioni piu' di
2000 metri di corda e la cavita' PE-10 e' stata esplorata per
oltre 800 metri di profondita'. All'Agosto 1993 le
esplorazioni continuano.
L'abisso viene disceso nonostante la presenza di una grande
cascata, in piu' riprese e con permanenza all'interno di piu' giorni.
Assieme alla voragine V-35 esso e' la grotta piu' profonda
delle Dolomiti mentre la PE-10 e' la piu' profonda del Veneto
ed ancora promette di scendere.
NB: Su "Le Dolomiti Bellunesi" Natale 1991 vi e' un resoconto
in anteprima della esplorazione, dove per evidenti motivi non
si cita il luogo ove sprofonda l'abisso.
La coordinata UTM è: 33T  269037   5116369   m.1867


La Val dei Burt con le Cime di Picòla viste dal bordo est dei Piani Eterni


 Dal bordo est dei Piani Eterni verso la Val dei Burt -  Picòla con 'I Frare'
 e la Gusela Marini (Gusela della Val dei Burt)


LOCALIZZAZIONE DELL'ABISSO PE-10
Sulle creste che congiungono il M.Cimia (mt.2051) ed il Col
Dorin (mt.2110), si apre una spaccatura della roccia su
terreno carsico a quota 1895 mt. circa. Questa voragine rimane
circa cento metri ad ovest rispetto al filo di
cresta che scende dal Col D'Oregne. Come riferimento si possono
considerare quindi cento metri in direzione ovest da un
masso sito sulla cresta SUD del Col D'Oregne dove e' stata
divelta una tabella della forestale. Sul masso rimane solo il
piccolo pezzo di palo metallico cementato. (da questo punto si
gode un bellissimo panorama sulle cime di Picola, Gusela della
Val dei Burt e lago del Mis -mt.1900).
Per giungere all'abisso dalla forcella Pelse si segue il
sentiero che dalla forcella, versante est, in quota perviene
ai piani eterni. Dal grande prato si rimonta verso est fino a
quando di vede il Col D'Oregne con le sue creste al completo.
Si punta ora in direzione della cima del Col D'Oregne (nord-est)
e passando laddove non vi sono mughe, a quota 1867 mt si
perviene all'avvallamento dove vi e' la voragine. Essa non e'
visibile fino a che non ci si trova dinnanzi, in quanto la
grande fessura e' nascosta dal labbro erboso e mugoso. (*)

Sulle roccette ad est della voragine vi sono gli ancoraggi
formati da nr. 3 spit, un frazionamento (spit) e' visibile
subito due metri sotto al labbro della fessura.
(al 15/8/1993 una spedizione Feltrina continuava ad esplorare)
La voragine precipita nella roccia per piu' di 750 mt. ed e'
presente ghiaccio nell'immediato interno.
Ad est della voragine, a cento metri di distanza, vi e' la
cresta erbosa del Col Dorin dalla quale si puo' godere un
bellissimo panorama sulla val dei Burt e Cime di Picola.
Osservando l'orografia del terreno, si puo'
osservare come la voragine si apra su terreno carsico, proprio
in corrispondenza di una evidente frattura della roccia che
partendo dal M.Cimia, prosegue alla base ovest del Col D'Oregne
verso le Pelse. Probabilmente la cavita' non e' dovuta
solamente al fenomeno carsico, ma pure a tale frattura della roccia.
(*): Il punto piu' basso delle creste tra il M.Cimia ed il Col
D'Oregne e' a mt.1865 circa.
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Da Forc.Pelse circa 30 min.
Acqua dai neve nelle frequenti strette e profonde doline anche
ad agosto inoltrato.



ALLA EX MALGA LADESI (Laresi) DALLA VAL DEL MIS
(Ritorno per dx orogr. della val Ladesi)

L'itinerario di salita si svolge interamente su mulattiera
dove anticamente veniva fatto salire il bestiame, quindi per
traccia molto larga. Non vi sono segni sul percorso.
La discesa viene descritta per la dx orografica della Val
Ladesi, per piccoli sentierini ormai frequentati solo da animali.
E' un classico giro ad anello per appassionati del "cercati la traccia... "
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Dislivello: mt.900 circa
Acqua: a quota mt.1300
Val Ladesi sotto i 1350 mt.
Tempo necessario : ore 6 circa

NOTA STORICA:
 Nel 1790 l'agrimensore Domenico Argenta
raffigurava il Pian dei Laresi proprio dove ora
viene rappresentata l'ex malga Ladesi.
E' curioso come la stessa cartografia riporti
la Val Ladesi come "La valle delle Moneghe" e
la costa ad ovest della valle come "Costa Spizza".
Un tentativo storico delle "Alpi Feltrine" di
Bertoldin, De Bortoli e Claut riproponeva nel
1977 gli oronimi originali, ma il tentativo era
stato criticato e considerato tra gli errori
di ortografia, mentre uno studio storicamente
documentato giustifica quelle dizioni.
Questa malga nel tempo ha avuto vari nomi:

                                  Nel 1790 la zona veniva chiamata Pian dei Laresi
nella carta IGM del1926 era chiamata Malga Ladegi, nella IGM del 1948 Malga Laresi e nelle successive Malga Ladesi. Sarebbe bello ripristinare il nome 'Laresi' che sembra il più appropriato.

Si parcheggia l'auto a Marcuz, in alta Val del Mis, e si
perviene a Pattine sul tracciato della vecchia rotabile fino
sotto alle case del paese, poi si risale diritti la china per
mulattiera ben battuta.(segni rosso-bianchi).
Si aggirano le case del paese verso monte, poi si sale
diagonalmente un prato verso ovest, ricongiungendosi con la
vecchia pista forestale che sale ampia sino alle case di
localita' "I Salt". (casa a dx ed a sx della strada) mt.783.
(30 min. da Marcuz)

Si imbocca la mulattiera a destra verso ovest, passando
dietro ad un fienile, quindi si scendono due tornanti sino
ad oltrepassare il greto di un torrente.
Poco oltre, una frana del terreno obbliga a deviare salendo
verso monte e ridiscendendo poi sulla mulattiera.
Si supera un altro torrente di circa cento metri e si
perviene ad un luogo pianeggiante dove da monte cala una
valletta cosparsa di grandi massi.
Questa e' la valletta che andra' risalita. (mt.790) Alla sua
destra, poco sopra alla mulattiera, vi e' un fienile in
muratura con tetto in zinco ancora buono.
Proprio al bivio, a monte, vi e' un faggio con un segno rosso
sbiadito e tre tacche sulla corteccia. Qui' inizia la
mulattiera che risale la costa.
La mulattiera risale la valletta per una lunghezza di circa
trecento metri proprio al centro, poi, raggiunta la testata
della valletta, essa compie un tornante verso ovest (dx
salendo) ed e' qui' che si puo' valutare l'ampiezza del
tracciato, con muro di sostegno e molto ampio.
Si risale la montagna a tornanti senza alcun problema perche'
il sentiero e' molto largo e ben riconoscibile.
Qua e la vi sono delle Ere, spiazzi ove un tempo si produceva
il carbone e molto probabilmente l'ampiezza del percorso
serviva per il transito delle "musse" (slitte in legno)
cariche di carbone.
Si sfiora a mt.1100 il greto di un rivo secco (molti spiazzi)
ma la mulattiera lo lascia a destra, puntando diagonalmente
verso est e giungendo molto vicini ad una cascatella d'acqua
che pero' viene lasciata sulla sinistra, in basso.
Il tracciato ora sale con stretti tornanti la costa di pini
dove il tracciato e' interrotto da parecchi schianti di pini
e perviene diagonalmente verso est, a quota mt. 1270 ad un
bivio molto evidente. (in basso ad est una liscia parete di
roccia da dove scende una cascatella d'acqua).
Il sentiero verso est in leggera salita porta alla casera
Valon, scendendo nel Vallone di Campotorondo.
Noi seguiremo la mulattiera che sale diagonalmente verso
ovest, superando degli schianti di alberi ed oltrepassando
molte "ere" fino alla quota di mt. 1400 circa, dove il
sentiero scorre in piano, alto sopra la Val Ladesi.
Si traversa in falsopiano sino a che il percorso cala
improvviso giu' verso una cengia rocciosa (mt.1450).
A questo puto vi sono due possibilita': si puo' scendere giu'
verso la cengia, che e' molto larga e bella ma presenta un
punto delicato (ghiaia e roccette franose) per accedere alla
alta val Ladesi. Altra possibilita' meno pericolosa e' quella
di risalire sopra alla fascia di rocce sottostanti alla Cima
della Sella (si risale una ventina di metri) e poi scendere
nella valletta che scende dalla cima della Sella (alta Val
Ladesi) per un canalino completamente detritico e ghiaioso
che cala abbastanza ripido per una trentina di metri.
I sentieri qui' si congiungono ed il tracciato cala
diagonalmente sulla sx orografica della valletta e poi risale
diagonalmente molto ampio i prati che chiudono la Val Ladesi
a sud, dove era sita la Malga Ladesi. (mt. 1450)

NB: La guida "Le Alpi Feltrine" cita la ex malga come punto di
transito per forcella dell'Omo che da qui si potrebbe
raggiungere traversando per banche verso ovest.
Al 1994 la vegetazione rende ardua questa scelta.
E' invece possibile risalire la valle verso sud,
risalendo la sella della "Costa Spizza" (La costa che
limita ad ovest il vallone di Ladesi) e da qui' e'
possibile sia raggiungere una forcellina sulle creste a
mt. 2080 , sia traversare verso ovest per ghiaioni e
roccette compiendo la traversata sino al vallone sotto
alla forc. dell'Omo, senza problemi di vegetazione.
La sella della "Costa Spizza" e' a mt. 1700, cioe' 250
mt. sopra al sito della ex malga Ladesi.
La dizione orografica "Costa Spizza" non e' una
invenzione di chi scrive ma un nome gia' usato nella car-
tografia del 1790 di Domenico Argenta mentre il nome non
esiste piu' sulla cartografia attuale.


 ITINERARIO DI DISCESA Dalla ex Malga Ladesi

Esso corrisponde all'itinerario segnato sulle carte solamente
nei primi cento metri sottostanti la radura dove sorgeva la
malga. Poi il tracciato segue un'antico itinerario un tempo
agevole ma ora, nel fondovalle della val Ladesi,
completamente eroso dalle acque.
Dalla radura dove era sita la malga di Ladesi, si cala giu'
diritto per la costa a nord-ovest, mantenendosi sul lato
sinistro scendendo, fino ad arrivare ad un bel pulpito che
domina la valle dove vi sono diverse "Ere". (mt.1400 circa)
Si scende diagonalmente verso nord sulla destra per
sentierino che arriva a sfiorare il bordo della scarpata
della Val Ladesi, quindi la traccia si riporta verso ovest
e costeggia il greto di un rivo sino alla quota di mt. 1200 circa.
Qui' bisogna seguire la traccia dapprima al centro della
valletta, poi si costeggia la destra orografica della stessa,
scendendo fino alla quota di mt.1150 dove si scende la
scarpata vicino ad una fascia di rocce tra le mughe e quindi
per un canalino fino nel greto della Val Ladesi.
Sopra di noi le pareti strapiombanti del costone che era sta-
to salito per giungere alla ex malga di Ladesi.
La discesa nel greto della Val Ladesi dalla costa fa perdere
una cinquantina di metri e la direzione e' verso nord-ovest.
Ora si tratta di scendere il torrente oltrepassando la
confluenza con il ramo ovest dell'impluvio, destreggiandosi
tra rocce e massi, fino a quota mt.1025 circa.
Qui' bisogna abbandonare la discesa per il fondovalle perche'
essa richiederebbe una corda e si risale qualche metro sulla
costa erbosa di destra (nord) dove un bel sentiero agevole
e battuto dalle bestie attraversa diagonalmente verso nord,
risalendo moderatamente ed in egual attraversando sino ad un
rivo secco dove il sentiero appare molto marcato.mt.900.
A questo punto e' possibile giungere alla mulattiera che
scorre lungo la destra orografica del torrente Pezzea sia
calando lungo il greto del rivo secco, sia proseguendo per
la traccia di sentiero incontrata. (essa risale la scarpata
del rivo e poi porta giu' per il bosco sino alla mulattiera).
La cosa piu' semplice e' calare giu' per il rivo ghiaioso.
Una volta incontrata la mulattiera (acqua 5 min. a monte) la
si segue lungo il percorso a valle superando la vicina casera
del "Casin" e poi oltrepassando altre costruzioni sino al
bivio da dove si era staccato il sentiero di salita.
Si perviene a Marcuz in circa 40 minuti dallo sbocco sulla
mulattiera.
Tempo in discesa: ore 3 (dovute al terreno impervio)

Volendo compiere il percorso in salita, si tenga presente che
il bivio che si stacca dalla mulattiera della dx orografica
del Pezzea (rivo secco) e' segnato sulle carte come sorgente
nella sua parte piu' bassa.
Risalitolo per circa 200 metri si segue l'evidente sentiero
che lo taglia verso sinistra a mt.900.
Si risale la costa boscosa per tracce obliquando a sud-est
fino a trovare la traccia di sentierino che perviene in quota
sul greto della Val Ladesi a quota 1025 mt.
(La val Ladesi, nella parte piu' bassa presenta dei salti di
roccia superabili solo per chi sa arrampicare 2ø-3ø)
Si segue il greto del torrente e quando esso si biforca si
segue la sua diramazione verso est (sinistra salendo)
Si sale oltre la diramazione per un dislivello di cinquanta
metri e poi si risale verso la costa boscosa laddove la
vegetazione e' meno fitta, in direzione sud-est.
Si sale per tracce per tutta la costa tenendosi sul bordo
destro fino alla quota di mt. 1300, poi diagonalmente per
tracce evidenti si traversa sino al bordo sinistro e poi si
ritorna verso destra sino ad un pulpito (ere) a mt. 1400.
In breve si sale per bosco sino alla radura (ere) dove era
sita la ex malga di Ladesi.
(Qualche nastro rosso-bianco sugli alberi, segni di mughe
tagliate, rami spezzati)



La COSTALUNGA dalla Casera Pissa in val del Mis


Dalla alta Costalunga la strada della Val del Mis  a dx il pupito di q.990 dove passa il sentiero della Morsecca


La Costalunga vista dal sentiero della Morsecca al pulpito di q.990 m.

La Costalunga e' una costa boscosa e prativa che sale per la sin.
orografica della val Costalunga, sotto il M.Agnelezze (mt.2140)
Il punto piu' elevato e' a quota mt.1406.
Anticamente la Costalunga era sede di lavori agro-silvo-pastorali
degli abitanti delle casere di localita' Pissa (circa 30 anime).
Vi sale una larga mulattiera talvolta scavata nella roccia e
talvolta anche massicciata.
Lungo la Costalunga vi sono i ruderi di tre abitazioni: ruderi di
muratura a mt.682, ruderi di capanna a mt. 1000, ruderi di
'caserin' a mt.1220. Data la vegetazione molto alta, si consiglia
di esplorare la zona nei periodi di novembre-dicembre, se la neve
lo consente.
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Si traversa il torrente Mis a guado (nel 1992 ancora nessuna
passerella e' stata ricostruita dopo l'alluvione del 1966 che
aveva chiuso i collegamenti) all'altezza della Casera Pissa piu'
a nord; si risale la sponda opposta e si attraversa verso sud un
prato con recinzione di muro a secco fino al costone boscoso che
sale dalla val Costalunga. Qui' si incrocia, proveniente da altre
abitazioni sottostanti, la mulattiera.
Si sale con tornanti il primo colle, essa e' molto larga ed
incassata nel suolo (segno evidente di grande uso).
A mt.682 si perviene ai ruderi in muratura di una casa. Si
lasciano i ruderi sulla destra e la mulattiera prosegue 20 mt. a
sx in direzione della Val Costalunga.
Si oltrepassa subito un cavo di teleferica in disuso ed a quota
700 mt., un centinaio di metri piu' avanti del cavo, in
corrispondenza di un tornante si incontra un bivio. Il sentiero
si stacca a sx in leggera discesa verso la valle.
Si prosegue in salita, lasciando a sx un landro (sentierino) e si
traversa a destra superando due pini con segni rossi.
Dopo aver superato ancora il filo di teleferica, a mt. 935, in
corrispondenza di un tornante, un sentiero prosegue diritto ed in
leggera salita verso la val Costalunga, mentre il nostro effettua
un tornante e ritorna a tagliare la costa erbosa fino a pervenire
a mt. 1000 ad una capanna diroccata. (vi e' anche una damigiana
incastrata tra i cespugli.
Si prosegue (la mulattiera lascia a dx la capanna) fino ad un
punto panoramico (verso la Morsecca Nord) ove vi sono numerosi
grossi massi sul terreno. (mt.1100 circa)
Si prosegue per il costone tenendosi sul dorso di massima
pendenza e superando il colle soprastante con un bel sentierino
ben pulito da mughe ma molto ripido che lo affronta direttamente.
(il sentiero originale lo supera con un tornante piegando a dx
verso la val di Renzin e poi ritornando verso la costa)
Si perviene ad un bel prato quasi pianeggiante (ruderi di
caseretta con pino in mezzo a mt.1220) e piu' avanti vi e' anche
una depressione del terreno che si presta a pascolo, con un
grande sasso in mezzo. Si supera la depressione sulla destra e si
supera il colle soprastante per larga e bella mulattiera ben
pulita da mughe che aggira diagonalmente verso dx e poi con un
tratto pianeggiante che scorre sul versante di Val Renzin.

NB: alla fine di questo tratto pianeggiante, conviene calarsi per
mughe volendo scendere nella alta val Renzin.
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Si sale verso la costa per sentiero che ormai e' solo intuibile e
si perviene ad una selletta a mt.1385.
Da qui' il sentiero e' solo traccia e si prosegue in mezzo alle
mughe (alcune tagliate) fino alla quota sommitale di mt.1400
sempre tenendosi grossomodo sul filo di cresta.

NB: Dalla sommita' della costalunga si domina la parte alta della
val Renzin, Col Godan, le torri delle Agnelezze, la parte bassa
della Val delle Scortegade (val delle Fontane) e la Morsecca
Nord, ma non completamente a causa di un costone vicino.

NB: Dalla sommita' della Costalunga non e' possibile raccordarsi
con la testata della val Renzin, Infatti, quella che potrebbe
apparire una stretta forcellina mugosa, precipita per centinaia
di metri verso la val Costalunga e di circa 40 mt. verso la val
di Renzin. Per accedere alla val Renzin bisogna calarsi per mughe
grossomodo dalla selletta di quota 1385 mt.

NB: Dalla Costa di Renzin, salgono in diagonale due tracce
provenienti dalla mulattiera militare che passa in cengia a mt.
850. Esse sono dirette verso la cengia mugosa che traversa sotto
le torri verso la val delle Fontane (Scortegade). Le tracce
tagliano il rivo Renzin a mt.1250 e 1150 circa. Sono appena
visibili in dicembre ma anticamente dovevano essere bel larghe ed
agibili. In tutti i casi, scendendo da suddetta cengia mugosa
verso la costa di Renzin, non vi sono problemi tecnici, perche'
il costone e' boscoso e non pare ecessivamente pendente. Non vi
sono salti di croda mantenendosi sulla costa.


La Torre e le pareti est delle Agnelèze, segnato con puntini il sentiero della Morsecca (m.1550) che attraversa la banca mugosa per poi risalire il Valòn delle Scortegàde (anche Valàza o Val delle Fontane)


Foto dalla q. 1403.7 CTR della Costalunga



 
 
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