Forc.del Omo - Escursioni ad anello sulle Dolomiti

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Forc.del Omo

Dolomiti > Dolomiti Feltrine > Pizzocco-Erera > Erera
 DA SAGRON ALLA FORCELLA DELL'OMO

Si tratta di un itinerario abbastanza ripido, ma la fatica
viene ampiamente ricompensata dall'ambiente selvaggio e dalla
conoscenza di luoghi poco frequentati.
Il percorso per meta' si snoda su mulattiera molto ampia, poi
su traccia e su canali pietrosi.
Il sentiero e' segnato con segni rossi, ma egualmente va
tenuta d'occhio molto bene la traccia in quanto nella parte
intermedia del tragitto (1500-1700 mt) la segnaletica e' un
po' carente e sbiadita. (dissestato dalle recenti alluvioni)

 Forcella dell'Omo dalla cretsa. Il ghiaione a dx porta verso Sagron per sentiero segnato.


 Salendo Forc. dell'Omo sul ghiaione che cala dal gendarme roccioso della cresta


   Dalla forcella dell'Omo verso la Val delle Moneghe


Si parcheggia l'auto in localita' Marcoi di Sagron, dove la
pista forestale che entra in Val delle Moneghe e' sbarrata
da un divieto di transito. mt.988.
Si segue in leggera salita la pista forestale fino a quota
mt.1025 dove in corrispondenza di una ampia curva destrorsa
un sentiero (segno rosso) cala diagonalmente verso sud
pervenendo alla casera dei "Ronchet" a mt.972. (segni)
Si esce dalla radura traversando verso sud-ovest per altra
radura e poi calando diagonalmente sul greto del torrente
Pezzea a mt.950 circa. (segni rossi sino al greto)
si attraversa il torrente e si risale il greto che scende
frontalmente (Val Mandrisset) per una lunghezza di circa
trecento metri. (qualche segno rosso sbiadito).
Dove in alto a sx della scarpata si scorge un segno rosso
ad "X" (strisce bianco-rosse) si risale la stessa pervenendo
sulla costa boscosa che delimita la dx orografica della valle.
mt. 1050 circa.

NB: Il sentiero qui presenta un bivio; infatti e' possibile
scendere diagonalmente verso est per giungere a Pattine
per sentiero non segnato ma evidente.
Da questo punto la carta segna anche un sentiero che sale
in direzione della ex malga Ladesi, ma seguirlo e' cosa
ardua a causa della vegetazione.(anno 1994)

Si risale la costa boscosa non ripida mantenendosi sempre ad
una trentina di metri dal bordo della scarpata, superando una
piccola caserina diruta (schianti) addossata ad un masso.
Bisogna fare attenzione ai segni rossi, in quanto il tragitto
si snoda in mezzo al fogliame.
Quando il sentiero giunge in prossimita di una cascatella a
destra verso ovest, esso devia diagonalmente a sinistra verso
est, salendo molto piu' evidente con tutta una serie di
tornanti. (segni rossi)
Si superano molte "Ere" che testimoniano l'uso della
montagna per la produzione del carbone, il sentiero e' molto
ampio ma non corrisponde con quello segnato nelle carte.
Si giunge a mt.1400 circa dove alcune "Ere" determinano il
punto di arrivo della larga mulattiera che da ora diverra'
meno evidente.
(La larga mulattiera prosegue ancora per un centinaio di
metri e poi viene completamente coperta dalle mughe, conviene
purtroppo seguire i segni rossi che puntano diritti su per
la costa della montagna.)
Si sale ripidamente per una costa con radi alberi sino ad una
roccia (segni rossi) con un landro che si aggira verso destra
(ovest).
Si risale un ripidissimo tratto di mughe (tagliate in parte)
e si perviene ad un pulpito molto panoramico dove vi e' un
sasso rotondeggiante che invita alla sosta. (mt.1504)
(Questo tratto è il punto chiave della salita)
Si prosegue su per la dorsale dove la traccia tra le mughe
risale dapprima un solco e poi un rivo ghiaioso, pervenendo
al piano di quota mt.1600 circa dove finalmente appare molto
vicina la forcella dell'Omo con il suo gendarme. Da questo
sito c'e' anche una buona visibilita' sul vallone che andra'
in seguito risalito.

NB: giunti dove un pino e' cresciuto sopra ad un masso, ed
una striscia bianco-gialla e' avvolta sullo stesso, si
puo' traversare una cinquantina di metri ad est, in quota
sino alla radura dove erano site due caserine di pastori.
I muri sono ancora visibili.

La segnaletica in questo punto e' scarsa, comunque bisogna
risalire ancora il rivo secco verso sinistra per una
cinquantina di metri (striscia bianco-rossa) e poi puntare
in direzione della forcella. Superato un'avvallamento si
possono notare i segni rossi (ed ometti) risalire lungo
il canalone pietroso che dal centro della valle punta verso
ovest, in direzione del M.Comedon, diritto verso le crode.

Si risale il canalone (strisce bianco-rosse su alberi sul suo
bordo destro) sul suo bordo destro per una lunghezza di circa
duecento metri, poi il vecchio sentiero appare evidente sul
lato sinistro del canalone, dove risale diagonalmente, molto
largo, la costa mugosa e ghiaiosa.

(e' possibile risalire anche il canalone che compie una curva
salendo verso sinistra, ma e' molto faticoso e conviene la
descrizione sottostante. E' altresi' possibile risalire
direttamente tutta la costa mugosa a destra del canalone sino
alla cengia soprastante gli strapiombi e quindi traversare
verso il centro del canalone per sentierini su ghiaia fatti
dalle bestie, ma ancora la soluzione piu' tranquilla e'
quella che segue.)

Si risale tutta la spalla mugosa e ghiaiosa per traccia che
compie stretti tornanti, poi in alto si supera un tratto un
po' roccioso (segni rossi) con ghiaia che richiede attenzione
ma poi, superato questo passo, riprende il sentiero ben mar-
cato.
Il sentiero ci riporta dalla sx. orografica al centro del
vallone, in prossimita' di grandi massi con segni rossi.
Ora si tratta di superare il ghiaione finale che cala dalla
forcella ed esso andra' evitato salendo sull'erba alla
sinistra del ghiaione (non c'e' piu' la traccia) e poi
pervenendo sotto alle rocce della forcella traversando le
ghiaie per sentierino diagonale.
Si costeggia sottocroda verso sinistra e si perviene in
forcella a quota 1990 mt. (tabelle segnaletiche)

Dislivello mt.1030
non c'e' acqua sul percorso ad esclusione di quella di
fusione dei piccoli nevai presenti sino ad estate inoltrata.
ore 3-4 circa



CRESTE DA CAMPOTORONDO ALLA FORCELLA DELL'OMO
(Giro ad Anello con discesa per Val delle Moneghe

Questo percorso e' un giro ad anello che si snoda in salita
per il vallone di Campotorondo su comoda mulattiera, poi,
superata la casera di Campotorondo il percorso segue tutte
le creste sino alla forcella dell'Omo e quindi cala ripido
in Val delle Moneghe per traccia segnata bene solo nella sua
parte bassa. Si ricongiunge a poi a Pattine con l'itinerario
di salita dopo aver attraversato i bellissimi boschi sopra
alle miniere abbandonate di Vallalta.

L'itinerario, soprattutto nella discesa, e' consigliato solo
ad alpinisti esperti, non tanto per la pericolosita' che in
effetti rientra nella media delle escursioni di montagna,
quanto per l'orientamento, il dislivello e la lunghezza del
percorso.

Dislivello complessivo mt.1650 circa.
ore di cammino circa 8-9 escluse le soste.
acqua: Sorgente Poset a mt. 1430.
Casera di Campotorondo a mt. 1763
Val Mandrisson e Val Ladesi nel ritorno.


  Le creste del M.Pallone (Palòn)  con le creste delle Agnelèze.


 M.Mondo, Creste Cimia e Pizzocco risalendo il Col della Fontana


Si parcheggia l'auto in localita' Marcuz a mt. 623 in quanto
l'alluvione dell'ottobre 1993 ha dissestato la strada che portava a
Pattine in modo irriparabile e definitivo.
Si sale a Pattine per sentiero che si snoda sul tracciato della
vecchia strada fino sotto all'abitato e poi risale direttamente la
china sino alle case.
L'abitato viene aggirato a monte ed il sentiero risale un prato
diagonalmente sino a raccordarsi con quella che un tempo era una pista
forestale, sino alle case "I Salt" a mt. 783.
La pista forestale ben presto diviene mulattiera e sale
il bosco con numerosi tornanti mantenendosi sempre sulla sinistra
del vallone di Campotorondo e pervenendo alla Casera Vallon che si
scorge a sinistra salendo (tetto verde). Essa e' in buono stato e puo'
offrire riparo. mt.1314.

Notare l'ampiezza della mulattiera in questo ultimo tratto vicino
alla casera Vallon, sicuramente ad uso militare, visto anche il
raccordo con la mulattiera di confine che cala ad est in Val del
Mis ed in quota, ad ovest si dirige verso malga Ladesi.

Il sentiero ora segue pressoche' il fondovalle e si oltrepassa,
lasciandola sulla destra, la sorgente Poset a mt.1430.
Il sentiero sale una valletta con stretti tornanti e sempre ben
battuto e largo, ed e' su questi tornanti che ci si accorge che esso
e' opera militare, con massicciate e scavato talvolta sulla roccia.
Si perviene al piano della Busa del Toro sovrastata dal M.Mondo
dove la strada diviene rotabile, e presenta un bivio . Invertendo il
cammino per un centinaio di metri, una stradina rotabile porta fino
al piano di Campotorondo, sito sulla sx orografica del vallone.
mt. 1763 . -ore 3 da Pattine-

Qui' sorge la Malga di Campotorondo ripristinata e resa
abitabile per i viandanti dal Corpo Forestale (che ha costruito
anni addietro anche diversi Chalet in legno che pero' sono stati
abbattuti). C'e' una fontana con acqua in abbondanza.
La malga e' molto grande e offre una cucina con stufa, tavolo legna
ed un locale dormitorio con cinque reti con materasso.
In caso di maltempo la costruzione puo' sicuramente dare riparo ad un
centinaio di persone.

Da Campotorondo, da est a sud, si possono ammirare le creste
del M. Agnellezze (mt.2140), il M.Prabello (mt.2073) ed il Col Dorin
(mt.2110) che prosegue con la cresta di Cimia e M.Cimia (mt.2051).

Per raggiungere le creste bisogna oltrepassare la lama
d'acqua che e' presente a Nord-ovest della malga, oltre alla
fascia di rocce che delimita il bel pascolo rotondo dove
sorgono le costruzioni.
Un sentiero ormai poco evidente a causa dell'erba sale
diagonalmente verso ovest la costa erbosa compiendo un
tornante e portandosi a quota mt. 1900 sul filo di cresta
dove un pulpito erboso naturale offre un ottimo posto di
osservazione sulle Agnellezze ad est e sul M. Mondo a sud.
La costa viene aggirata dalla mulattiera che ora e' piu'
evidente, essa supera un tratto roccioso dove e' scavata
nella roccia e poi diagonalmente si punta sopra ad una fascia
di rocce sulla selletta del Col della Fontana, il colle fatto
a panettone immediatamente a nord. (notare in basso la presa
d'acqua della casera di Campotorondo e la "fontana")


     I pascoli di cavalli verso le creste del Col della Fontana nei pressi di Campotorondo.


 Le creste a Nord di Erera-Brandol verso est


 Creste Col della Fontana verso le Agnelèze

Si raggiunge la selletta salendo una spaccatura della roccia
(si noti il sentiero che taglia alto verso nord il col della
fontana ed un trincerone naturale che sembra quasi fatto
artificialmente, ma ne incontreremo molti.)
In basso a nord, "la busa dei lieveri" con una lama d'acqua.
Oltre, le creste del M.Pallone con un sentiero che le sale
dalla sella della "Busa dei Lieveri". (Postazioni militari).
Si supera la valletta salendo un canalino erboso proprio in
direzione delle creste.
Le creste vengono raggiunte senza un percorso ben definito,
pero' la via e' logica e non pericolosa nonostante l'effetto
prospettico. Bisogna puntare alla cima piu' alta verso ovest,
prendendo la via piu' diretta che e' ricca di sentierini
fatti dalle bestie che sono le vere padrone di questi luoghi.
Raggiunte le creste, passiamo rasente ad una forcella agibile
che cala con tracce nel versante nord verso la val Ladesi.
Si seguono le creste tenendosi sottocresta verso sud-est di
una decina di metri, il panorama e' stupendo in entrambi i
versanti ed una serie di pinnacoli rocciosi accompagnano sino
in vetta al M.Brandol (m.2161), ottimo pascolo raggiungibile
da tutti i versanti escluso quello roccioso a nord, che
presenta una fascia di rocce verticali di un centinaio di
metri.

NB: il percorso del tratto finale verso il M. Brandol puo'
sembrare pericoloso per un effetto prospettico: in effetti
un largo sentiero fatto dalle bestie percorre la cresta
dapprima sul lato nord, poi si passa sul lato sud-est
attraverso una spaccatura sulla roccia e si salgono gli
ultimi venti metri su terreno erboso, non pericoloso ne'
troppo ripido. Il M.Brandol puo' essere raggiunto
direttamente salendo da Campotorondo per il grande vallone
che presenta dei ghiaioni sulla sua parte piu' alta, sotto
alla fascia di rocce rosse; le creste sono molto piu'
remunerative purche' non vi siano temporali in arrivo.
Dalla vetta del M.Brandol si aggira per prati la sottostante
cima Laghetti e poi sempre per prati, si rasentano a sud
delle fascie rocciose in discesa, ricongiungendosi con il
sentiero che proviene da Erera a quota mt.2000 circa.
Il sentiero poi cala a nord delle rocce della cima del
Diavolo sino alla forcella dell'Omo a mt. 1980.


                   Sulle creste al raccordo del sentiero per Erera - sfondo le creste di Cimia e M.Pizzocco
   Si può notare l'alveo fossile del Lago di Brandol (sulla vertic. del M.Cimia) citato sulle carte topografiche IGM    
     sino alla levata 1948 poi riportato solo come depressione


 Agnelèze - Brandol ed il M. Punta del Comedòn dalle creste.


  M.Punta del Comedòn ( M.Cimon del Piz)  dalle creste delle Agnelèze di Brandol, tra le nuvole il Sass de Mura                                                                      

La forcella dell'Omo era chiamata anticamente "Le scortegade",
c'e' un'altro sito chiamato "scortegade" e precisamente il
percorso che da forc. delle Agnelezze cala a nord della
Morsecca in Val del Mis.
Puo' darsi che l'appellativo indichi una scorciatoia ripida
che unisca due punti tra le montagne.
Nel caso di Forc. dell'Omo si sa che la val Slavinaz
anticamente era frequentata ed era risalita da un sentiero
che calava poi in Val delle Moneghe.
Sicuramente era il piu' breve seppur poco agevole itinerario
per collegare il Feltrino con le Miniere di Vallalta.
La forc. dell'Omo e' un importante bivio dal quale si possono
seguire ben cinque itinerari.
Verso sud la Val Slavinaz e' agibile anche se non esiste piu'
traccia del sentiero.
Verso Sud, in quota, un largo sentiero poco evidente a causa
dell'erba e non piu' frequentato porta in Erera attraverso
il Col del Demonio, mantenendosi alto sui prati.
Verso nord cala il sentiero che porta in Val delle Moneghe
verso Sagron e California.(segnato poco)
Verso Est il sentiero porta ai pascoli di Erera.(segnato)
Verso Ovest il sentiero percorre le cengie del M.Comedon e
quindi cala a casera Cimonega.(segnato)

DISCESA DA FORCELLA DELL'OMO VERSO LA VAL DELLE MONEGHE

Si cala nell'anfiteatro detritico direttamente scendendo per
il ghiaione e puntando verso i grandi massi immediatamente
a dx del canale al centro della valle. (segni rossi)
(evitare di percorrere le tracce che traversano verso
sinistra -nordovest- in quota, anche se questo tragitto e'
comunque valido per la discesa, aggirando per cengie il salto
roccioso)
si cala attraversando il canale verso sinistra e poi
scendendo direttamente una costa che presenta un passaggio
detritico-roccioso dove conviene fare attenzione. (segni
rossi).
Si cala per la costa fino al canalone che scende da ovest
verso est verso il piccolo piano boscoso di quota mt. 1600.
Si segue questo canalone obliquo sino al piano sopracitato
mantenendosi sulla sua sponda sx e poi calando in esso
(alcune striscie bianco-rosse su pini, ometto, segni rossi
in prossimita' del piano su grandi massi)
Bisogna fare attenzione perche' le carte di questa zona sono
molto approssimative ed il sentiero segnato non esiste piu'
e' meglio quindi non fare assolutamente affidamento sulle
carte che riportano il sentiero piu' ad ovest di quanto in
realta' esso sia.
Una volta raggiunto il piano (e' l'unica zona piana del
posto) se non si trova subito il piccolo greto che cala in
mezzo al piano verso valle (segni) si puo' agire come segue:
si cerchino i ruderi di due caserette site nei pressi di un
grande masso con pini sulla zona nord-est del piano, al limi
tare del bosco, in mezzo ad una radura.
Trovato il rudere di caseretta bisogna tagliare il bosco
in quota verso ovest per circa 50/80 metri sino a trovare
il percorso segnato con segni rossi che cala verso nord
seguendo il greto sabbioso di un rivo secco.
E' meglio perdere un po' di tempo per trovare il percorso
segnato piuttosto che perdere piu' tempo in seguito per
disimboscarsi dalle mughe....

Si tenga presente in tutti i casi che il greto del rivo
dove e' segnato il percorso scende tra la valle piu' marcata
ed i ruderi, appena ad est (30 mt) di grandi massi con pini.

Si segue in discesa il greto del rivo (rami spezzati, segni)
mantenendosi sempre sulla spalla (baranci) sino ad un pulpito
boscoso dove un masso rotondeggiante (unico) invita a
riposare. (mt. 1504 - Quota segnata sulle carte, si noti dove
e' segnato il vecchio sentiero, ora in disuso e non segnato).
Si supera diritti il pulpito, calando fra le mughe in modo
quasi verticale per una quarantina di metri con un tratto che
sicuramente sara' ricordato sino ad aggirare la costa (segni)
in un punto roccioso che presenta un landro che puo' offrire
un riparo in caso di maltempo.
Si seguano attentamente i segni rossi dipinti sugli alberi.
Si cala giu' diritti ripidamente per la boscaglia sino ad
incrociare la mulattiera nel suo punto piu' alto dove essa
termina con degli spiazzi (ere) che venivano usati per la
produzione del carbone.
Ora la discesa cambia aspetto: la mulattiera e' larga e
riposante e cala a tornanti giu' per la costa boscosa.
Nella sua parte bassa bisogna stare attenti al percorso in
quanto il fogliame nasconde il tracciato. In caso di
incertezza mantenersi a sinistra sul bordo di una scarpata.
A quota mt. 1045 circa si supera un rudere di caserina e poi,
costeggiando il bordo di una scarpata, a mt. 1025 circa si
perviene ad un segno rosso su di un masso ed una striscia
bianco-rossa su albero. Qui vi e' un bivio dal quale si puo'
scegliere se dirigersi verso Sagron o verso California.
Si descrivono entrambe le possibilita':

PER SAGRON: Si scende la scarpata e si prosegue giu per il
canalone sassoso sino alla confluenza con il torrente Pezzea.
(circa trecento metri) Si oltrepassa il torrente in
corrispondenza del macigno piu' grande ed aldila' del
torrente vi e' un gruppo di faggi con segni rossi.
Si seguono i segni risalendo la scarpata diagonalmente verso
destra, poi si attraversa una spianata aldila' della quale
vi e' una casera (Ronchet mt.972) ad ovest della quale il
sentiero segnato risale la china sino ad una pista forestale
che porta all'abitato di Marcuz e da qui verso Sagron.
(ore 0.45 dal bivio)

PER CALIFORNIA: Si scende diagonalmente verso nord-est,
facendo attenzione al tracciato della larga mulattiera ora
ridotta a sentiero in mezzo al fogliame.
Si attraversa una valletta con bianchissime lastre di roccia
e si riprende il sentiero sul versante opposto (Val del
Mezzodi') si attraversa per boscaglia e si attraversa la Val
Mandrisson (acqua) oltre la quale il sentiero la costeggia
in discesa e poi superando qualche piccolo piano (ere) sbocca
nella franosa Val Ladesi, caratterizzata da una grande frana
sempre in movimento.
Si scende la valle sul suo versante sx orografico per circa
duecento metri e si riprende il sentiero sull'altra sponda
dopo aver attraversato il torrente in corrispondenza di rocce
franose rossastre, ricche di minerali. Bisogna issarsi sul
sentiero risalendo una franetta di terra rossastra,
avvalendosi della vegetazione che offre valido appiglio.
La mulattiera scorre con minimi saliscendi sul versante dx
orografico del torrente Pezzea, sopra ai luoghi dove
anticamente venivano scavate le miniere di mercurio di
Vallalta. Si sbocca nella grande spianata prativa di Vallalta
a quota mt. 850 dove una costruzione ancora in buone
condizioni (Il Casin) puo' offrire riparo in caso di maltempo.
Si prosegue attraversando il prato e poi per mulattiera,
superando molte costruzioni (a mt. 824 una costruzione a sx
del sentiero e' molto pulita ed ospitale, forse della
forestale). Si perviene a Pattine in circa un ora di cammino
dal bivio e da qui a Marcuz con altri venti minuti di
cammino, ripercorrendo il sentiero fatto in salita.
Ore 1.15 dal bivio.


                   Appunti per la salita della val Slavinaz alla forcella del'Omo per le Scortegade
                                                 (dall'albergo Boz in Val di Canzoi)



Il percorso non e' segnato dal CAI. e non è riportato su cartografia. 
Esso si svolge dapprima per buon sentiero sino a quota mt. 1300 circa (i primi seicento metri di dislivello) poi seguono altri seicento metri per sfasciumi e roccette con difficolta' minime (qualche metro di 1ø grado) nel canale senza esposizione.
Si consiglia il tragitto tra luglio ed ottobre in assenza di neve o con ramponi e picozza (molto piu' facilmente) in primavera solo nelle ore del primo mattino per evitare le slavine incombenti in entrambi i versanti.

NB: la descrizione del percorso e' fatta esattamente come il tragitto e' stato effettuato, con inizio comune al tragitto per Erera-Brandol. Infatti chi scrive voleva rivisitare i ruderi delle antiche case Campedel , punto obbligato di sosta per chi transitava verso le miniere di Vallalta in Val del Mis per il percorso descritto anticamente (Argenta, Grandis-1713-) come "Scortegade".

Il percorso non e' riportato su alcuna carta topografica attuale (1998).
Esso viene descritto dalla guida delle "Alpi Feltrine" in discesa con una uscita a mezza valle lateralmente (mt. 1300 circa) sulla destra orografica per tracce.
Il tragitto e' segnato solamente sulle carte IGM levata 1946 - 1948 ma con una discrepanza evidente sugli utimi duecento metri di perorso, segnato punteggiato troppo verso le cengie del M.Comedon (Vedere ritaglio carta Lombardo Veneto del Seiffert allegata dove pare che questo fosse il normale tragitto ).

                


La forcella dell'Omo vista da Ovest, segnati antichi pecorsi per greggi verso le Agnelèze di Brandol
   al centro la Val Slavinaz (Val dell'Aste) ed a sx la sua diramazione n.ovest segnata nelle carte antiche.


           Val Slavinàz e sue diramazioni. Ortofoto satellitare sovrapposta a CTR foglio Sass de Mura


                                   Sentieri di accesso alla Val Slavinàz e percorso delle Covolade per Erera 

                                  
                                                              Val Slavinàz con le Covolàde

DESCRIZIONE
Si giunge per la Val di Canzoi all'Albergo Boz ove si parcheggia l'auto e si prosegue per pista forestale costeggiando il lago sulla sua destra orografica (mt.710) e riportandosi sulla sinistra orografica alla fine dello stesso, per ponte di legno.
Si prosegue per la pista sino ad un bivio ove vi sono le indicazioni per Erera-Brandol.
Tralasciare la pista che prosegue diritta per Biv.Feltre.
Si gira a destra superando una sbarra ed entrando nel Parco naturale delle Dolomiti Bellunesi.
La pista subito compie un tornante e poi sale con moderata pendenza costeggiando alta la valle.
Dopo circa dieci-quindici minuti di cammino dalla sbarra, sulla sinistra, si diparte un largo sentiero che prosegue pianeggiante e poi in leggera salita. (mt.870)
Si passa dopo duecento metri dalla strada a mt. 890 sotto ai ruderi delle casere Campedel, visibili anche dalla pista forestale.
Si traversa sotto di esse, poi si attraversa un greto e si cala in una zona pianeggiante , il sentiero e' difficilmente individuabile, ma la zona e' agevole e presenta rada vegetazione di pini. (ruderi di casera sotto alla fascia di rocce, circa 300-400 mt. dalle casere Campedel)
Si costeggia vicino al bordo del piano ove il sentiero e' ben visibile e laddove esso si presenta ben marcato ed in discesa (sorgente a tre metri sotto il sentiero) ad un bivio non proprio evidente si devia in salita verso destra a nord, diagonalmente per largo sentiero. (mt. 870)
(NB: circa centocinquanta metri piu' avanti, piu' bassi in quota di circa 10 metri, da ruderi di piu' caserette, si diparte un'altro sentiero grossomodo parallelo; esso e' meno largo e presenta in prossimita' del greto della Val Slavinaz un passaggio su roccia sopra ad una pignatta d'acqua un po' esposto . ) (1)

Si prosegue per buona mulattiera in salita diagonalmente , alti sulla sinistra orografica della Val Slavinaz sino a giungere con leggera discesa al greto del torrente, incassato tra ripide pareti rocciose e vertiginose pale erbose. (mt.950 - ometti sul greto)
Si passa per una ventina di metri sulla destra orografica e poi si ritorna sulla sinistra orografica riprendendo la mulattiera che sale larga costeggiando dapprima il greto e poi alzandosi sulla valle in mezzo ad un bosco di faggi e pini.
Si sale con ampi tornanti per la costa denominata "Le Covolade basse" superando molti sassi sporgenti che possono offrire riparo in caso di breve temporale.
Vengono superate tre fascie di gradoni rocciosi ed e' intuibile dalla carreggiata talvolta scavata nella roccia che il sentiero anticamente era molto frequentato: la presenza di molte "ERE" lascia intuire che il bosco veniva sfruttato per produrre il carbone.
Il superamento dell'ultima fascia di rocce a mt. 1300 e' agevolato da un provvidenziale "Scalon" con pioli di ferro.

(NB: prima di giungere alla scala di legno, (30 m prima- dove il sentiero compie il tornante) vi e' la possibilita' di scendere nel fondovalle attraversando il canalino sottostante alla scala
per sentiero appena visibile. Giunti nel greto si inverte il cammino per sentiero su erba rimontando la costa boscosa della dx orografica. Da qui' e' possibile scendere una quindicina di metri sotto ad una fascia di rocce per seguire poi il sentierino su cengia che attraversa alto verso la Val Caorame. )
Va detto che la fascia di rocce e' egualmente aggirabile verso sud-est, ma l'opera e' stabile e permette il superamento di circa sei metri di rocce ove probabilmente nel passato vi era una traversata diagonale con ponte in legno.
Superato lo scalòn si perviene ad uno spiazzo (Ere) dove una traccia di sentiero prosegue diritta in lieve pendenza ed il sentiero principale devia con un tornante verso sud-est, verso la base di una fascia di rocce. (mt.1340)
(2)
Si prosegue girando verso destra (SUD-EST) e, superata a sud la fascia di rocce il sentiero presenta un bivio (mt.1380 circa) con altro sentiero che si raccorda da nord parallelamente a noi.
(3)
Abbandonato il sentiero che stavamo percorrendo, invertiamo il cammino scendendo in leggera discesa per il sentiero che abbiamo incrociato il quale punta verso il greto della Val Slavinaz scorrendo verso nord in un bosco di pini e faggi sino ai ruderi di una caseretta a quota 1370 circa.
Dai ruderi (che si notano piu' per la ricca vegetazione che per le pietre) non bisogna perdere quota, ma proseguire in piano (ortiche) verso nord e poi risalire qualche metro per una costa boscosa che ci porta a superare un greto laterale (ometto) ed in piano per prati sino a tre metri dal greto della Val Slavinaz. (Dai ruderi al canalone circa duecento metri lineari)
NB: Questo e' il punto dove chi ha descritto la discesa della Val Slavinaz nelle "Alpi Feltrine" ha preferito scendere ancora per la costa boscosa in mezzo alla valle e poi risalire la destra orografica per il sentierino raggiungibile anche dallo "scalon".
Del resto, non conoscendo esattamente il percorso, e' veramente arduo in discesa trovare la traccia per il rudere dal quale la traccia diviene sentiero.
Ora siamo praticamente nel fondo della Val Slavinaz che abbiamo guadagnato risalendo il suo fianco sinistro per circa seicento metri, possiamo notare sul ghiaione morenico della destra orografica il sentierino battuto dalle bestie che in quota punta verso l'Alpe Pendane.
Si rimane alti circa tre-quattro metri dal canalone per prati sulla sin. orografica e si prosegue in leggera salita per la mulattiera ormai preda della vegetazione sino ad affacciarsi (Ometto su di un masso, unico buon riferimento per la discesa) sul canalone.
Su ancora una decina di metri sulla sinistra or. (cartello giallo del parco) e poi si attraversa il canalone sulla destra orografica e si risale un costone erboso mantenendosi poi sottocroda alle pareti gialle e nere strapiombanti e riguadagnando il canalone per buona cengia erbosa (ometto).
Si ripassa sulla sin. orografica e si risalgono ripide coste erbose, poi ad una biforcazione del canalone a mt. 1600 circa (IMPORTANTE!) si mantiene il ramo della sin. orografica, quello ad est verso Brandol. (Cartelli gialli del parco). Anticamente questa biforcazione (1856-Seiffert) era chiamata 'Val dell'Aste'.
Imboccato il ramo destro salendo, si risale a lungo per roccette sulla destra orografica (tracce dove e' piu' facile) e poi il percorso e' obbligato proprio al centro del canale (spesso neve) che si risale con un passo di primo grado oltre il quale il vallone si presenta erboso e porta alla Forcella dell'Omo (mt. 1946).
Grossomodo si puo' dire che il percorso su ghiaie e roccette sia di circa trecento metri, la parte alta del percorso.

Dislivello mt. 1250 circa.
Acqua : a mt. 950 e 1350 sul canalone fondovalle.
ore 4 circa.

(1) Descrivo brevemente l'ingresso della Val Slavinaz dalla Val Caorame: per la pista che sale nella Val Caorame, all’inizio del ponte che passa dalla sx alla dx orografica su diagonalmente per piccolo ghiaione e quindi per sentiero circa duecento metri lineari sino al raccordo con la mulattiera che sale dal greto del Caorame ove evidentemente un tempo vi era un ponte.
La mulattiera molto larga sale a tornanti superando i ruderi di alcune caserette a quota mt. 860 in mezzo ad una fitta vegetazione e prosegue poi inoltrandosi per la sin. orografica della Val Slavinaz. (questo e' il sentiero basso, in disuso a causa di un passaggio su roccia)
Conviene salire per il sentiero alto: qualche metro prima di giungere al piano dove vi sono i ruderi, (mt.850) si gira su decisamente a destra per dieci metri di sentiero ripido e poi seguendo a destra la larga mulattiera si giunge a mt.870 al bivio.( diritti si sale in leggera salita per Casere Campedel, a sinistra verso nord si entra con la larga mulattiera per la sin. orografica della Val Slavinaz.).
(2) (Bivio presso lo spiazzo - Ere di mt.1340 circa) Proseguendo diritti in salita per traccia incerta nel bosco di pini, si perviene egualmente e direttamente ai ruderi della caseretta, ma per sentiero incerto.

(3) (Bivio di mt.1380) Proseguendo diritti verso Est il sentiero si ricollega con quello segnato sulle carte topografiche in localita' "Col Spavier".
Si prosegue diritti per larga mulattiera nel bosco di pini sino ad incrociare un sentiero che proviene dal basso e sale verso una fascia di rocce. (scegliere l'uno o l'altro, entrambi si ricongiungono piu' in alto)
Proseguendo diritti si perviene ad un pulpito molto panoramico sulla valle e da questo su diritti per la costa boscosa e poi a destra sino ad arrivare ad una era (mt.1510). Il sentiero da qui' non e' piu' evidente, ma si sale nel fondo di un canalino paralleli ad una fascia di rocce (altre ere) sino ad incrociare una decina di metri sopra, al limite di un ghiaione, la mulattiera che avevamo incrociato precedentemente un po' imboscata. Essa ci porta in un largo canale carsico e pratoso che va seguito sino a sbucare sulla forcella (mt.1710) con bellissimo panorama su Erera - Brandol.
Il canale pratoso e' praticamente parallelo al "Porzil" (scorciatoia del percorso per Erera) ed e' sempre frequentato da camosci e mufloni; dalla forcella un sentiero rimonta a sud il Col Spavier.


Zona di Erera - Brandol: ritaglio da 'Carta del Lombaro Veneto' - Seiffert edizione 1833 - Si legge la dizione 'Val dell'Aste' sulla biforcazione superiore (m.1600) dx della attuale Val Slavinaz e si segue anche il sentiero puntinato che  perviene sulle banche del M.Comedòn seguendo ora la dx ora la sx orografica del ramo n.ovest del vallone.
































 
 
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